Il nostro Olio Evo

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Punta di diamante della tavolozza dei sapori toscani, l’olio extra vergine di oliva è un prodotto genuino che siamo felici di produrre anno dopo anno. Così come facciamo per nostri vigneti, curiamo meticolosamente le duemila piante di olivo che contiamo nei terreni dell’azienda utilizzando solamente prodotti naturali ammessi dal disciplinare biologico, che ci consentono di ottenere un olio sano e vivido nel suo sapore.

Il nostro segreto? Quando, all’incirca agli in inizi di novembre, le olive sono giunte al giusto grado di maturazione le raccogliamo con cura e, terminata la raccolta, ci rechiamo immediatamente al frantoio dove l’olio viene estratto a freddo (ad una temperatura di 24°-25°), affinché sia perfetta la resa di profumi e sapori. Così ci hanno insegnato i nostri nonni e così siamo felici di continuare a realizzare questo prezioso oro verde.

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Ettari di oliveto
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Alberi di olivo
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Resa media

LA RACCOLTA DELLE OLIVE

Fatica, curiosità e gioia erano le sensazioni provate dai nostri nonni, Giovanni e Zelina, Primo e Maria, quando, circa 60 anni fa, erano impegnati nella raccolta delle olive insieme alle loro famiglie. All’epoca la raccolta avveniva alla fine di novembre e nel mese di dicembre, più tardi quindi rispetto ad ora, ed essendo una

raccolta completamente a mano, spesso si prolungava anche nel periodo delle feste natalizie. Al posto delle moderne reti odierne, si usavano dei semplici teli circolari che altro non erano che vecchi paracaduti, scale di legno realizzate anch’esse a mano e sacchi di iuta in cui riporre le olive.

LA RACCOLTA DELLE OLIVE

SAPERI CONTADINI

Aspettando la raccolta…
Ottobre e novembre corrispondono ai mesi di raccolta delle olive, l’ultimo impegno richiesto alla nostra campagna prima del meritato riposo invernale. A Poggio al Bosco la raccolta delle olive è un momento tanto atteso, perché sancisce la fine del nostro lavoro e permette di godere fin da subito dei suoi frutti senza dover aspettare anni, come accade invece nel caso del vino. Per questo motivo ci prepariamo ad esso con dedizione ed impegno, accertandosi che ogni rete ed ogni scala sia in buone condizioni e fissando già in anticipo il proprio turno al miglior frantoio della zona. Rispetto al passato possono essere cambiati i metodi o gli strumenti di raccolta, ma le emozioni provate rimangono le stesse di allora, a testimonianza di un lavoro fra i più umili ma nello stesso tempo fra i più nobili.

La raccolta tra passato…
È un lavoro umile perché ti fa sentire davvero piccolino, lassù in cima alla scala, a cercare un precario equilibrio fra i rami della pianta per non rinunciare a raccogliere anche quell’ultima oliva più lontana. E’ umile perché non hai animo di lasciare per terra quelle olive che non sono entrate nella rete; allora ti metti in ginocchio e, una ad una, spostandoti lentamente, le depositi nelle cestelle di vimini intrecciate dalle mani esperte dei nostri nonni. Nello stesso tempo è nobile per quel tanto di nobile che esiste nel rapporto d’amore fra il buon agricoltore e la sua terra.

…e presente
Oggi la raccolta delle olive è facilitata dall’ausilio di macchine specifiche che, scuotendo i rami colmi, aiutano a far cadere le olive più alte all’interno della rete posta in basso. Sicuramente però non è cambiato lo spirito festoso della raccolta così come l’attesa al frantoio caratterizzata dall’ansia e la curiosità di conoscere i risultati delle proprie fatiche.

LA RACCOLTA DELLE OLIVE A POGGIO AL BOSCO

RACCONTATA DALLA MAMMA DONATELLA

Fatica, curiosità e gioia erano le stesse sensazioni provate anche dai nostri nonni, Giovanni e Zelina, Primo e Maria, quando, circa 60 anni fa, erano impegnati nella raccolta delle olive insieme alle loro famiglie. La mamma Donatella ci ha ricordato come avveniva la raccolta qua a Poggio al Bosco quando lei era bambina e l’olio era considerato a tutti gli effetti una grande ricchezza per la famiglia. Al posto delle moderne reti odierne, si usavano dei semplici teli circolari che, altro non erano che vecchi paracaduti, scale di legno realizzate anch’esse a mano e sacchi di iuta in cui riporre le olive.

Al termine della giornata, i nostri nonni portavano le olive a casa e le distendevano sopra delle stuoie di canna sistemate a piani dentro quella che un tempo era la stalla, creando così quello che veniva comunemente chiamato “il castello per le olive”, in modo che queste non si riscaldassero ed in attesa di essere poi trasportate al frantoio. Una volta frante ed ottenuto l’olio, questo veniva conservato per l’annata in grandi orci di terracotta, tutt’ora usati ma con altro utilizzo, quello di fioriere!

Ciascun vino ha una storia
e vorremmo fartela conoscere

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